“Ferite di confine. La nuova fase del modello Albania”: il report del Tavolo Asilo e Immigrazione

È stato presentato il report “Ferite di confine. La nuova fase del modello Albania”, a cura delle organizzazioni del Tavolo Nazionale Asilo e Immigrazione a seguito delle visite di monitoraggio realizzate all’interno del centro per migranti di Gjader in collaborazione con il Gruppo di contatto del Parlamento italiano e di quello UE.

Il documento restituisce una fotografia dettagliata e preoccupante del funzionamento del centro che, dalla sua inaugurazione in attuazione dell’Accordo tra Italia e Albania, ha mutato profondamente la sua funzione e destinazione d’uso. Si tratta infatti del secondo report il quale rappresenta la prosecuzione e l’aggiornamento del primo report “Oltre la frontiera. L’accordo Italia-Albania e la sospensione dei diritti” realizzato dal Tavolo Asilo e Immigrazione a marzo 2025.

È stato redatto sulla base di sei visite di monitoraggio realizzate tra aprile e luglio 2025, sulle interlocuzioni con circa 60 persone trattenute, raccolte insieme ad atti amministrativi, accessi civici FOIA e giurisprudenza italiana ed europea rilevando gravi violazioni dei diritti fondamentali. 

I rilievi si concentrano in particolare sul carattere extraterritoriale e di difficile controllo giurisdizionale della struttura e su un modello che – pur formalmente esternalizzato – ricalca logiche già sperimentate nei CPR italiani, portando alle stesse disfunzioni e criticità. Le conclusioni del report sottolineano la necessità urgente di sospendere l’attuazione dell’accordo Italia-Albania, considerandone gli effetti disumanizzanti, nonché l’opacità e la compressione delle garanzie giuridiche previste per i richiedenti asilo.

Durante la presentazione, le organizzazioni promotrici hanno ribadito l’appello alle istituzioni italiane, europee e internazionali affinché intervengano per garantire il rispetto dei diritti umani e l’accesso effettivo alla protezione internazionale, sottolineando che quanto documentato a Gjader rappresenta una grave violazione degli obblighi derivanti dal diritto internazionale, europeo e costituzionale.

 

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