In occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, EuroMed Rights e le organizzazioni firmatarie ribadiscono l’urgente necessità di porre i diritti umani al centro delle politiche migratorie. In un contesto in cui l’Unione Europea delega sempre più la gestione della migrazione ai Paesi del vicinato meridionale, assistiamo a un aggravamento delle violazioni dei diritti fondamentali, a un aumento delle sparizioni e delle morti delle persone in movimento e a un preoccupante arretramento in termini di trasparenza e responsabilità istituzionale.
Il contributo presentato da EuroMed Rights e dai suoi membri al Rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) del Relatore Speciale sui diritti umani dei migranti, dedicato all’esternalizzazione della governance migratoria, dimostra come le nuove politiche europee, tra cui il Patto sulla Migrazione e l’Asilo, le revisioni del regime dei rimpatri, il crescente ricorso ai concetti di “Paesi di origine sicuri” e “Paesi terzi sicuri”, nonché l’espansione di accordi bilaterali opachi, stiano esponendo sempre più le persone in movimento a violenze, respingimenti, detenzioni arbitrarie e discriminazioni. I meccanismi di sorveglianza, il crescente utilizzo di tecnologie di sorveglianza e la mancanza di garanzie procedurali alimentano un sistema che, anziché proteggere, contribuisce a mettere in pericolo le vite umane.
EuroMed Rights sottolinea che l’esternalizzazione non riduce la migrazione: la rende più pericolosa e più crudele.
Questa strategia crea rotte sempre più mortali, compromette l’accesso alla giustizia per le persone in movimento e per le loro famiglie, rafforza regimi autoritari e aggrava il razzismo in diversi Paesi della regione. Il numero delle persone scomparse continua ad aumentare a causa del persistente, e spesso deliberato, mancato coinvolgimento degli Stati nelle ricerche delle persone disperse nel bacino del Mediterraneo. Le loro famiglie cercano instancabilmente i propri cari, talvolta per decenni, in un’attesa che rende impossibile il lutto e sempre più improbabile il ricongiungimento.
Particolarmente allarmanti sono gli impatti sproporzionati dell’esternalizzazione su donne e ragazze, esposte a specifiche forme di violenza sessuale e di genere.
In questo 18 dicembre, chiediamo all’Unione Europea, ai suoi Stati membri e ai Paesi della regione di rispettare pienamente gli obblighi internazionali in materia di diritti umani, inclusa la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati; di garantire e ampliare canali sicuri e legali per le persone in movimento; di porre fine ad accordi opachi che aggirano il controllo democratico; di assicurare una reale trasparenza nel finanziamento delle politiche migratorie; di rifiutare l’uso o l’esternalizzazione di tecnologie invasive che mettono a rischio le libertà fondamentali; di riconoscere e documentare le violazioni dei diritti umani e le sparizioni delle persone in movimento; e di sostenere le famiglie nella loro ricerca di verità e giustizia.
La protezione delle persone in movimento non è negoziabile. Deve essere al centro di tutte le politiche pubbliche, sia in Europa sia nei Paesi limitrofi.
Firmatari:
- 80:20 Educating and Acting for a Better World
- CS-LADDH (Collective for the Safeguarding of the Algerian League for the Defence of Human Rights)
- Center for Legal Aid – Voice in Bulgaria
- Foundation for the Promotion of Rights in Algeria
- Greek Committee for an International Democratic Society (EEDDA)
- Greek Council for Refugees (GCR)
- Human Rights Association Turkey (İnsan Hakları Derneği-İHD)
- Italian Refugee Council (CIR)
- Mizan, Law Group for Human Rights (Jordan)
- Moroccan Association for Human Rights (AMDH)
- NOVACT
- Safe Passage International Greece
- Tamkeen for Legal Aid and Human Rights (Jordan)
- World Organisation Against Torture (OMCT)