Nell’ambito del progetto transnazionale CO.A.ST – My Coming of Age Story abbiamo condotto attività di ricerca sui sistemi di tutela dei minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni in sei Paesi europei, con l’obiettivo di individuare criticità comuni e mettere in circolo buone prassi utili a rafforzare i percorsi di accoglienza e protezione. Durante questo lavoro è emersa con chiarezza l’importanza delle storie individuali: le personalità, i vissuti e le aspirazioni che animano i ragazzi e le ragazze, ma anche l’impegno quotidiano di chi li accompagna nel loro cammino verso l’autonomia. Per questo abbiamo scelto di raccogliere e raccontare alcune di queste esperienze, affinché le loro voci possano contribuire a comprendere meglio la realtà dei ragazzi stranieri in Europa e delle persone che fanno parte del loro sistema di tutela.
La storia che vogliamo raccontarvi oggi viene dalla Polonia: è la storia di Amir (nome di fantasia), un giovane originario dell’Afghanistan che ha recentemente compiuto diciotto anni. Chi lo incontra nota spesso il suo atteggiamento calmo e l’espressione del suo volto che si illumina quando parla di cucina, in particolare dei piatti tradizionali che ha imparato a preparare insieme a sua madre. Da quando è arrivato in Polonia, Amir ha imparato ad apprezzare la scuola e la quotidianità, e sta progressivamente migliorando il suo polacco, una lingua che all’inizio gli sembrava impossibile da imparare.
Amir è arrivato in Polonia come minore straniero non accompagnato, dopo un viaggio lungo e faticoso attraverso diversi Paesi. All’epoca era spaventato, incerto su quale sarebbe stato il suo destino e profondamente preoccupato per la famiglia rimasta in Afghanistan. Oggi è un giovane adulto riflessivo e resiliente. Pur portando con sé molte incertezze sul futuro, riesce a conciliare la scuola con un percorso di formazione professionale e dimostra una determinazione silenziosa, maturata attraverso anni di responsabilità che vanno ben oltre la sua giovane età.
Crescendo in Afghanistan, Amir ha conosciuto l’instabilità fin da bambino. La sua è stata un’infanzia segnata dall’insicurezza e da un accesso limitato all’istruzione. Quando la situazione a casa è diventata sempre più pericolosa, la sua famiglia ha preso la difficile decisione di farlo partire, nella speranza che potesse trovare sicurezza e la possibilità di continuare a studiare altrove.
Dopo il suo arrivo in Polonia, Amir è stato inserito in una casa famiglia dove tutti gli altri minori erano polacchi. I primi mesi sono stati confusi e opprimenti. Nuove regole, una nuova lingua e istituzioni sconosciute lo hanno fatto sentire isolato. Con il tempo, tuttavia, gli è stato assegnato un tutore (in polacco Kurator Sądowy, ndr.) nominato dal tribunale. Questa figura è diventata un punto di riferimento fondamentale nella vita di Amir, aiutandolo a comprendere il sistema polacco e accompagnandolo nei momenti chiave della sua adolescenza, in particolare durante la procedura di richiesta di protezione internazionale. Gli educatori della struttura, insieme al tutore, lo hanno sostenuto nell’iscrizione a scuola, nell’accesso al supporto psicologico e nel coordinamento con i servizi sociali.
Grazie a questo sostegno, Amir ha iniziato lentamente a sentirsi più al sicuro. Si è iscritto a una scuola professionale, dove ha potuto coltivare il suo interesse per la gastronomia, e ha avviato un tirocinio presso una piccola mensa locale gestita da un’organizzazione non governativa. Cucinare è diventato per lui non solo un’abilità, ma anche un modo per entrare in relazione con gli altri e ritrovare un senso di appartenenza.
Di recente, Amir ha compiuto diciotto anni. In Polonia, il raggiungimento della maggiore età comporta un cambiamento significativo dello status giuridico e sociale. Ha dovuto lasciare la struttura per minori e trasferirsi in un alloggio semi-autonomo, possibilità concessa solo grazie alla prosecuzione del suo percorso educativo. La presenza quotidiana e la protezione garantite dal tutore si sono formalmente concluse, e Amir si è trovato a dover assumere in prima persona la responsabilità della gestione della propria vita.
Ciò che oggi preoccupa maggiormente Amir sono le procedure formali legate al suo permesso di soggiorno. La sua domanda di protezione internazionale è ancora in attesa di una decisione, e i lunghi tempi di attesa alimentano la sua ansia. Quando era minorenne, il tutore gestiva la maggior parte dei contatti con le autorità e lo aiutava a comprendere le comunicazioni ufficiali. Ora, da adulto, Amir deve affrontare questi passaggi da solo e teme che un’incomprensione o una scadenza mancata possano avere conseguenze gravi.
Nonostante queste paure, Amir rimane concentrato sul futuro. Vuole completare gli studi, trovare un lavoro stabile e costruire una vita sicura e indipendente in Polonia. Anche se il passaggio all’età adulta è stato difficile, continua ad andare avanti con una forza silenziosa, portando con sé la speranza che un giorno possa sentirsi non solo al sicuro, ma davvero a casa.