19 Settembre 2025
Da 35 anni ci occupiamo di persone che fuggono da guerre, persecuzioni, apartheid e genocidi. Da contesti segnati da violenza, dittature, guerre civili, disordini e invasioni.
Lo abbiamo fatto negli anni ’90 con le persone arrivate dal Ruanda e dalla Repubblica Democratica del Congo, quando i massacri e le guerre civili hanno costretto migliaia di famiglie a cercare scampo in Italia.
Abbiamo visto giungere dall’Eritrea uomini e donne in fuga dalla dittatura e dal servizio militare obbligatorio.
Abbiamo accolto intere famiglie siriane, soprattutto a partire dal 2015, quando la guerra ha devastato il Paese.
E, più recentemente, donne e bambini dall’Ucraina dopo l’invasione russa del 2022.
Tra tutte le persone che abbiamo assistito nell’ultimo anno c’è solo una famiglia Gazawa.
È la prima volta, nella storia della nostra organizzazione, che un’azione così violenta, brutale, disumana e crudele non ha come conseguenza diretta un esodo di rifugiati anche verso il nostro Paese.
Un genocidio, come accertato anche dalla Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite pochi giorni fa, senza alcuna via di scampo.
Nel nostro mandato attuale non è previsto un intervento diretto nelle aree di crisi, ma siamo pronti ad accogliere e proteggere chiunque cerchi rifugio in Italia.
Il fatto che le persone non riescano nemmeno a lasciare l’inferno nel quale si trovano, intrappolate e costrette ad una carneficina senza pari, per chiedere asilo e protezione altrove ci dà, ancora di più, la misura della tragedia che si sta consumando in Palestina.
La striscia di Gaza trasformata in una gabbia infernale.
Una tragedia che nega persino la possibilità di trovare rifugio altrove.
Il 22 settembre ci uniamo alla mobilitazione nazionale, insieme a chi chiede la fine di questa barbarie.
Foto in copertina di hosny salah da Pixabay