First Needs First: nei primi otto mesi sostenute 95 persone in condizioni di vulnerabilità a Roma e provincia

Garantire una visita medica, permettere a un bambino di continuare ad andare a scuola, sostenere una famiglia nell’acquisto di beni essenziali. Sono spesso questi gli interventi che permettono di evitare che una situazione di difficoltà si trasformi in un percorso di esclusione.

Nei primi otto mesi del progetto First Needs First, realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati con il supporto di The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, sono state sostenute 95 persone che vivevano situazioni di forte vulnerabilità economica e sociale a Roma e provincia.

Il progetto si rivolge a richiedenti asilo, rifugiati, titolari di protezione internazionale, persone arrivate attraverso corridoi umanitari, famiglie ricongiunte e nuclei usciti dai circuiti di accoglienza che si trovano ad affrontare difficoltà nell’accesso ai diritti, alla salute, alla casa e ai servizi essenziali.

I dati sui bisogni

La distribuzione degli interventi restituisce una fotografia concreta delle difficoltà che molte persone affrontano una volta uscite dai percorsi di accoglienza o quando non riescono ad accedere tempestivamente ai servizi pubblici.

Nei primi otto mesi di attività, la quota più significativa delle risorse è stata destinata a percorsi di formazione e tirocini (30,1%), a conferma di quanto il sostegno all’inclusione lavorativa rappresenti uno strumento fondamentale per costruire autonomia.

Accanto a questo, una parte rilevante degli interventi ha riguardato spese alimentari (26,1%) e spese sanitarie (24,6%), bisogni essenziali che spesso rappresentano le prime criticità per chi vive una condizione di precarietà economica.

Il progetto ha inoltre sostenuto l’acquisto di vestiario in situazioni di estremo bisogno (10,6%), i trasporti necessari agli adulti (4,9%) e quelli destinati a garantire la frequenza scolastica dei minori (1,7%), oltre alle spese per mensa e attività scolastiche (1,4%) e materiale didattico (0,9%).

Famiglie e persone vulnerabili al centro

I dati evidenziano come il progetto abbia raggiunto soprattutto famiglie con bambini (35,3%), seguite da persone in condizioni di particolare vulnerabilità (32,4%) e genitori soli con figli (20,6%).

Una quota più contenuta degli interventi ha riguardato persone di seconda generazione (8,8%), confermando comunque la capacità del progetto di rispondere a bisogni differenti attraverso interventi costruiti sulle esigenze delle persone.

Le provenienze

Le 95 persone sostenute provengono da contesti geografici molto diversi. Tra i principali Paesi di origine figurano Palestina, Nigeria, Tunisia, Perù, Afghanistan, Togo, Iraq, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Cina e Colombia.

Una pluralità di percorsi migratori che testimonia come la vulnerabilità possa assumere forme diverse ma richieda risposte fondate sullo stesso principio: mettere le persone nelle condizioni di ricostruire il proprio progetto di vita.

Uscire dall’emergenza: smettere di sopravvivere e iniziare a vivere

Il sostegno economico rappresenta soltanto uno degli strumenti messi in campo da First Needs First. Ogni intervento è accompagnato da attività di orientamento, supporto psicologico, accompagnamento ai servizi territoriali e percorsi di formazione e inclusione lavorativa.

L’obiettivo non è soltanto rispondere a un bisogno immediato, ma creare le condizioni perché le persone possano riconquistare progressivamente autonomia, stabilità e pieno accesso ai propri diritti.