Ieri, 9 marzo, la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo (LIBE) ha votato la nuova proposta di Regolamento Rimpatri che sarà oggetto dei negoziati tra Parlamento europeo, Consiglio dell’UE e Commissione europea. Si tratta di uno dei principali atti legislativi che costituiscono il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, il pacchetto di riforme dell’Unione in materia di migrazione.
Il voto rappresenta un passaggio rilevante dell’iter legislativo europeo: dopo un passaggio in plenaria, darà avvio ai cosiddetti triloghi – i negoziati tra le tre istituzioni dell’UE – con l’obiettivo di raggiungere un testo di compromesso che dovrà poi essere formalmente approvato dal Parlamento e dal Consiglio prima della sua adozione definitiva.
La proposta è stata approvata in commissione LIBE con il sostegno di una maggioranza composta dal Partito Popolare Europeo e dai gruppi della destra e dell’estrema destra, che hanno sostenuto una versione particolarmente severa. La votazione si è svolta al termine di negoziati molto tesi tra i gruppi politici: il testo inizialmente proposto dal relatore Malik Azmani era stato infatti contestato da parte dei gruppi progressisti per la presenza di numerosi elementi problematici sul piano della tutela dei diritti fondamentali. Il compromesso infine approvato in Commissione risulta però ancora più restrittivo.
Rimangono intatti i pilastri di una proposta incentrata sull’esternalizzazione delle misure di rimpatrio, sull’inasprimento delle misure detentive, sull’introduzione di obblighi di cooperazione sempre più estesi a carico dei cittadini stranieri e su un complessivo ridimensionamento delle garanzie previste per le persone vulnerabili e per i minori.
Alla luce del carattere fortemente restrittivo della posizione del Consiglio dell’Unione Europea, adottata lo scorso dicembre, desta forte preoccupazione il fatto che anche il testo approvato in commissione LIBE non appare in grado di garantire adeguati standard di tutela dei diritti fondamentali. Al contrario, il compromesso adottato conferma un orientamento sempre più incentrato su strumenti coercitivi e sull’esternalizzazione delle politiche di rimpatrio.
Vi è quindi il concreto rischio che, nel corso dei triloghi con il Consiglio dell’UE, le garanzie già limitate presenti nella posizione del Parlamento possano essere ulteriormente indebolite, portando all’adozione di una normativa che rafforzerebbe un approccio prevalentemente repressivo alla gestione della migrazione.
Per queste ragioni, chiediamo al Parlamento europeo di esercitare pienamente il proprio ruolo di garante dei diritti fondamentali nel prosieguo dell’iter legislativo, contestando in sede di plenaria il mandato negoziale adottato in commissione e riaprendo il confronto sul testo.
In un contesto in cui le politiche migratorie europee stanno attraversando una fase di profonda trasformazione, è fondamentale che ogni intervento normativo rimanga pienamente conforme ai principi dello Stato di diritto, alla tutela dei diritti umani e agli obblighi internazionali dell’Unione Europea.