Diventare grandi in Europa: la storia di una tutrice in Slovenia

Nell’ambito del progetto transnazionale CO.A.ST – My Coming of Age Story, abbiamo condotto attività di ricerca sui sistemi di protezione per minori stranieri non accompagnati e giovani adulti che hanno recentemente raggiunto la maggiore età in sei paesi europei, con l’obiettivo di identificare sfide comuni e condividere buone pratiche per contribuire a rafforzare i percorsi di accoglienza e protezione.

All’interno di questo lavoro di ricerca abbiamo raccolto storie da diverse prospettive: sia dai minori stranieri non accompagnati stessi, sia dalle persone che fanno parte dei loro sistemi di supporto. Dando spazio a queste diverse voci, vogliamo mettere in luce le relazioni, le sfide e le pratiche quotidiane che plasmano i loro percorsi. La storia di oggi è raccontata dal punto di vista di una tutrice legale in Slovenia.

In Slovenia, tutti i minori stranieri non accompagnati hanno diritto a un tutore legale che li rappresenti e ne tuteli i diritti. Se il minore presenta domanda di protezione internazionale, il tutore a lui assegnato lo accompagna durante l’intera procedura. I tutori supportano i minori nell’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, nonché nelle questioni legate alle condizioni di accoglienza e ai diritti economici. Il ruolo di tutore legale è volontario e non retribuito, anche se le spese vengono rimborsate ed è previsto un piccolo compenso orario per la rappresentanza legale. Un tutore può rappresentare fino a tre minori contemporaneamente (o fino a cinque in casi eccezionali). La storia di oggi offre uno sguardo più da vicino sul ruolo di un tutore e sulla sua esperienza nel proteggere e rappresentare ragazzi e ragazze che cercano di orientarsi e dare forma alla loro vita in un nuovo Paese.

La storia di una tutrice

Da quando ha memoria, Patricia si è sempre interessata alle vite delle persone migranti. Si è spesso interrogata sui loro destini, sui loro sogni, sulle difficoltà che affrontano e sulle loro storie. Nel 2015, quando un gran numero di persone provenienti da diversi Paesi ha iniziato ad arrivare in Slovenia, ha sentito il desiderio di aiutare e di diventare parte di quelle storie. Ogni giorno faceva volontariato al confine, a volte dal lato sloveno, altre da quello croato. Ogni sguardo, ogni parola e ogni stretta di mano ricevuta in quei giorni sono impressi nella sua mente ancora oggi. Spera che ognuna di quelle persone abbia trovato un luogo sicuro dove vivere e che conduca una vita piena, libera dal razzismo e dalla discriminazione che, senza dubbio, l’ha accompagnata in ogni passo del suo lungo viaggio.

Anni dopo, Patricia ha scoperto la possibilità di diventare tutrice legale per i minori non accompagnati presenti sul territorio, e da quel momento è diventato uno dei suoi più grandi desideri, fino a quando, nel 2021, è riuscita a farlo diventare realtà. Poco dopo ha incontrato i primi minori affidati alla sua tutela: alcuni (la maggior parte) solo per un’ora o poco più, perché hanno presto proseguito il loro viaggio lasciando la Slovenia; altri, invece, sono entrati nella sua vita per restarci per sempre.

Ogni incontro con questi giovani è unico e diverso, ma il suo obiettivo è sempre lo stesso: aiutarli a compiere un piccolo passo avanti nella loro vita, offrire loro anche solo per un momento la sensazione che qualcuno si prenda davvero cura di loro e far sapere che possono sempre contare su di lei. È felice quando, mesi dopo essersi incontrati, alcuni le scrivono per dirle che sono al sicuro. Augura a ciascuno di loro il meglio e spesso, la sera, quando si sdraia per andare a dormire, pensa a loro… Youssef sarà arrivato a Parigi? Mohamad avrà trovato suo fratello in Italia? Riusciranno a trovare un lavoro per Omar in Slovenia? Come se la caverà Moussa quando diventerà maggiorenne?…

Ogni storia di un minore non accompagnato che ascolta e conosce è unica: coraggiosa, difficile e allo stesso tempo fonte di ispirazione. Quando assume il ruolo di tutrice, diventa la loro protettrice, il loro sostegno e la persona che lotterà sempre per loro, indipendentemente da chi si trovi dall’altra parte. Il sistema, le politiche migratorie pensate per scoraggiare gli arrivi in Europa, gli stereotipi, i pregiudizi, il razzismo, le autorità, la discriminazione, le procedure di asilo eccessivamente lunghe… nulla di ciò che definisce questa realtà dipende da lei. Ma il suo compito è cercare di trovare, dentro questo sistema, uno spazio in cui questi ragazzi possano essere riconosciuti e aiutare a garantire loro il diritto di ricominciare la propria vita in un Paese in cui possano sentirsi al sicuro e avere opportunità per un futuro migliore.

E a volte, questi obiettivi diventano realtà.

Quando una delle ragazze di cui era tutrice si è iscritta al primo anno di una scuola superiore sanitaria a Lubiana, le è stato detto di non avere aspettative troppo alte e di avvertire la ragazza che probabilmente non sarebbe riuscita a concludere l’anno a causa della difficoltà della lingua slovena. La ragazza le ha risposto: «So che posso farcela. Studierò ogni giorno. Se non riuscirò a finire l’anno, non andrò mai più a scuola». E invece ce l’ha fatta. Non solo ha concluso l’anno, ma l’ha fatto con buoni voti, uno sloveno eccellente e persino un breve saggio scritto da lei in sloveno. Ha dimostrato la sua forza e la sua determinazione a tutti coloro che dubitavano di lei. Ora, a scuola, la guardano con occhi diversi. Per la sua tutrice resterà per sempre una fonte di ispirazione e di forza, e lei continuerà a esserle accanto come alleata e amica.

Non tutte le storie hanno un lieto fine. Troppo spesso questi giovani vengono ignorati, trascurati, sfruttati e perduti. Ma Patricia continuerà sempre a lottare affinché ognuno di loro raggiunga il suo lieto fine.