Diventare grandi in Europa: la storia di un tutore

Nell’ambito del progetto transnazionale CO.A.ST – My Coming of Age Story, abbiamo condotto attività di ricerca sui sistemi di protezione per minori stranieri non accompagnati e giovani adulti che hanno recentemente raggiunto la maggiore età in sei paesi europei, con l’obiettivo di identificare sfide comuni e condividere buone pratiche per contribuire a rafforzare i percorsi di accoglienza e protezione.

Le storie raccolte finora hanno dato voce ai percorsi, alle aspirazioni e alle sfide di questi minori nel loro cammino verso l’indipendenza. Questa volta cambiamo prospettiva, raccontando la storia dall’altra parte del sistema di tutela: quella di chi sostiene questi giovani lungo il loro percorso. Il protagonista è un amministratore ad hoc, una figura prevista dal sistema giuridico francese che viene nominata per rappresentare un minore quando i suoi interessi non sono adeguatamente tutelati.

In Francia, i minori stranieri non accompagnati che sono ufficialmente riconosciuti come tali vengono presi in carico dai servizi di protezione dell’infanzia (Aide Sociale à l’Enfance – ASE), ma la rappresentanza legale non è automaticamente completa. In situazioni specifiche, in particolare nelle procedure di asilo o nelle zone di attesa, un pubblico ministero nomina un amministratore ad hoc: una persona o un ente designato da un giudice per agire al posto dei genitori ed esercitare i diritti del minore nel suo esclusivo interesse. Questa figura rappresenta il minore nei procedimenti legali, amministrativi e civili, garantendo la tutela dei suoi diritti. 

A seconda dei casi, il ruolo può limitarsi alla rappresentanza procedurale o può anche includere un sostegno più ampio. La storia di oggi offre uno sguardo più da vicino sul ruolo di un amministratore ad hoc e sulle sue esperienze nella protezione e nella rappresentanza di ragazzi che stanno cercando di farsi strada in un nuovo paese. Abbiamo parlato del sistema francese QUI

Quella che raccontiamo oggi è la storia di Éric. Da circa quindici anni è amministratore ad hoc volontario all’interno di un’associazione. Sceneggiatore di professione, ha assunto questo ruolo per il desiderio di assumersi responsabilità concrete e di lavorare a diretto contatto con le persone. Abituato a raccontare storie, questa volta si è trovato di fronte a delle esperienze reali.

Da molti anni Éric lavora principalmente nella zona di attesa dell’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle. Lì assiste i minori non accompagnati e separati che arrivano sul territorio francese e che vengono trattenuti a causa della mancanza di documenti validi che consentano loro di entrare nel paese. Il ruolo di Éric è quello di rappresentarli durante questi pochi giorni di confinamento, un periodo in cui diventa un punto di riferimento essenziale per i giovani.

Uno dei suoi primi incarichi lo colpì particolarmente. Rappresentava un ragazzo di 15 anni proveniente dalla Guinea e, come faceva di solito, gli suggerì di scrivere il suo numero di telefono. Mentre lo guardava scrivere, Éric notò che il ragazzo aveva salvato il numero sotto il nome «Zio». Sorpreso, gli chiese: «Mi chiami zio?», imbarazzato il ragazzo si scusò, cancellò la parola «Zio» e la sostituì immediatamente con «Papà».

L’aneddoto, che oggi non sorprende più Éric, la dice lunga sulla fiducia che i giovani possono riporre in lui, o che talvolta faticano a riporre, durante quei pochi giorni in cui il tempo per comprendere la situazione del giovane e presentarla al Giudice delle Libertà e della Custodia Cautelare (Juge des Libertés et de la Détention) è molto limitato. Se il giudice è rassicurato, ad esempio poiché si esclude la possibilità di una rete di traffico di esseri umani, i giovani hanno maggiori possibilità di essere rilasciati e affidati alla protezione dei minori.

Nella zona di attesa, l’amministratore ad hoc diventa spesso un punto di riferimento centrale, un filo conduttore in un momento di grande confusione. Eric sostiene i giovani in tutte le loro procedure: davanti al Giudice delle Libertà e della Custodia Cautelare, durante i colloqui con la polizia di frontiera, le visite mediche e gli incontri con il loro avvocato, e, nel contesto di una domanda di asilo, davanti all’OFPRA (Office Français de Protection des Réfugiés et Apatrides). Ciò comporta rispondere alle domande dei ragazzi, alleviare le loro ansie, spiegare procedure complesse e rimanere disponibile quasi costantemente.

Per quanto possibile, il ruolo di Éric è quello di aiutarli a superare una soglia iniziale, una transizione tra due mondi, e di mostrare loro che un altro futuro è possibile.

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*CO.A.ST – My Coming Of Age Story è un progetto europeo dedicato ai minori stranieri non accompagnati – in particolare adolescenti e neomaggiorenni – e ai loro tutori e tutrici per migliorare le forme di sostegno all’istituto della tutela volontaria affinché siano in grado di rispondere ai bisogni specifici dei minori e fornire loro un adeguato supporto nella delicata fase di transizione all’età adulta. 

Il progetto è co-finanziato dalla Commissione Europea e lo realizziamo in qualità di capofila insieme a 4 organizzazioni di 6 Stati membri: Alliance des Avocats pour les Droits de l’Homme (AADH, Francia), ELIL – European Lawyers in Lesvos (Grecia e Polonia), KIND – Kids In Need of Defence (Belgio e Slovacchia) e PIC – Pravni Center za Varstvo človekovih Pravic in Okolja (Centro legale per la protezione dei diritti umani e l’ambiente, Slovenia).